Olio di palma: chi è il colpevole?

SENZA OLIO DI PALMA

L’ampio utilizzo dell’olio di palma all’interno dell’industria alimentare ha portato nel corso degli anni a diverse discussioni riguardanti la sua sicurezza, in merito alla salute per l’uomo e per l’ambiente. Esso è stato sviluppato dalla necessità di sostituire, dapprima il burro e i grassi animali, e in seguito le margarine, le cui assunzioni possono portare ad un’alterazione del profilo lipidico con una maggiore esposizione a patologie associate al rischio cardiovascolare. Di sovente si ritrova la dicitura “senza olio di palma” nell’etichetta di diversi prodotti alimentari: ma tutto ciò indica veramente un prodotto più sano?

Effettivamente no, ed ecco spiegato il motivo!  

LA CAUSA

La nutrizione è una scienza complessa, difficile da riassumere in pochi concetti e in questa “cena con delitto”, l’olio di palma non rappresenta il carnefice, ma piuttosto la vittima di un’informazione distribuita in maniera vaga e generalizzata.

CARATTERISTICHE

Ricavato dal frutto dell’omonima pianta, l’olio di palma presenta il 47% di acidi grassi saturi, il 39% di acido oleico e l’11% di acido linoleico. All’interno contiene abbondanti quantità di composti antiossidanti, β-carotene, vitamine E ed A. E proprio per quest’ultima, esso è risultato più volte adeguato come integrazione in popolazioni carenti di vitamina A. Le sue proprietà nutrizionali, inoltre, donano a quest’olio un ruolo cardioprotettivo a carico del sistema cardiovascolare.

I PROCESSI INDUSTRIALI

Tuttavia, per la sua consistenza, odore e sapore, l’olio di palma viene sottoposto a diversi processi di trasformazione a livello industriale prima di essere incluso all’interno delle preparazioni alimentari, spesso ad alta temperatura, che favoriscono la sintesi di prodotti tossici, nonché tecniche di interesterificazione che modificano la struttura chimica dei grassi saturi contenuti all’interno. Tutto ciò ha portato il consumatore finale a escludere l’olio di palma dalla propria alimentazione e le aziende ad utilizzare altri oli vegetali, a volte meno salutari rispetto a quello di palma. Quest’ultimo risulta infatti meno aterogeno rispetto all’olio di cocco.

GLI EFFETTI SUL METABOLISMO

Proprio perché la nutrizione non si può semplificare, non è l’olio di palma nello specifico ad alterare il profilo lipidico dell’organismo né la funzionalità di quello glucidico, bensì l’apporto totale di grassi saturi tramite la dieta. Gli studi attuali non dimostrano un rischio cardiovascolare maggiore dato dall’assunzione di olio di palma rispetto ad altri oli vegetali. L’acido palmitico è ampiamente presente nel latte materno, considerazione per cui la limitazione dell’olio di palma nel bambino non trova fondamento. Le sostanze tossiche che possono altresì ritrovarsi all’interno del prodotto finale sono causate da processi industriali pesanti a cui vengono sottoposti molti oli vegetali e non solo quello di palma, ottenendo risultati simili.

ECOSOSTENIBILITA’

Si può discutere del fatto che le coltivazioni di olio di palma hanno favorito la deforestazione in alcuni paesi rendendolo un prodotto non ecosostenibile. Sebbene negli ultimi anni, molto è stato fatto per migliorare le colture rispettando l’ecosistema, si tende ad ignorare le criticità apportate all’ambiente dall’allevamento del bestiame e dalla produzione di prodotti carnei, con effetti molto più dannosi rispetto alle coltivazioni di olio di palma.  

COSA SCEGLIERE

Si evince quindi come quest’ultimo non sia più dannoso di altri oli utilizzati nell’industria. Sostituirlo con altri ingredienti non porta quindi a dei vantaggi.

Esso è il frutto delle richieste del consumatore per un prodotto adeguato al palato, più facile da lavorare (e quindi economico) e più sano delle alternative precedenti (burro e margarina). Ciò che si deve tenere a mente è che qualsiasi alimento lavorato intensamente a livello industriale presenta degli svantaggi e non è il singolo ingrediente a poter cambiare la sorte della nostra salute, bensì la scelta effettuata allo scaffale del supermercato, diretta a prodotti meno lavorati e più ecosostenibili.

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