Nutrizione in rosa: l’atleta donna!

APPLICAZIONE DELLE LINEE GUIDA

La presenza del sesso maschile all’interno degli studi clinici in ambito nutrizionale è preponderante, ma nel redigere delle adeguate considerazioni nutrizionali non si può dimenticare come ogni organismo è diverso e necessita di un proprio protocollo alimentare per raggiungere il top della prestazione. Ne è un esempio la donna: sebbene la maggior parte delle linee guida possono esserle applicate senza indugio, ci sono alcune considerazioni a cui porre attenzione per non intaccare la salute dell’atleta femmina.

LA TRIADE DELL’ATLETA

Parlando di nutrizione in rosa, i due punti critici a cui porre attenzione riguardano le assunzioni giornaliere e il ferro. Diversi studi mostrano come gli introiti di nutrienti da parte di atlete donne sono spesso inferiori al proprio fabbisogno favorendo l’insorgenza della “triade dell’atleta”, uno stato patologico caratterizzato da tre fattori correlati e indipendenti che possono influenzare negativamente la salute dell’organismo. Un’assunzione insufficiente di nutrienti a fronte di un’attività sportiva intensa e prolungata, come gli sport di endurance, o nel caso di discipline nelle quali la forma estetica gioca un ruolo chiave come la danza e la ginnastica artistica, influenza negativamente la secrezione dell’ormone luteinizzante portando ad una funzionalità alterata del ciclo mestruale. Tutto ciò si ripercuote quindi sul metabolismo degli estrogeni favorendo una scarsa mineralizzazione ossea e l’aumento del rischio di fratture durante l’esercizio. In riferimento a ciò è bene ricordare come le assunzioni giornaliere in atlete donne non devono essere inferiori a 30/35 Kcal/Kg di massa magra, con un’adeguata ripartizione tra i vari macronutrienti. È bene ricordare che un’assunzione insufficiente di energia porta, nel medio-lungo termine, non solo all’insorgenza di amenorrea, ma anche fatica cronica e aumento del rischio di infezioni, diminuendo significativamente la performance.

ATTENZIONE AL FERRO

La popolazione femminile risulta altresì a rischio di carenza di ferro che può essere dovuta ad una dieta povera di questo minerale come anche a perdite aumentate tramite emolisi, sudorazione ed emorragie intestinali, nonché ad un ciclo mestruale caratterizzato da cospicue fuoriuscite di sangue. L’atleta donna deve quindi aumentare le proprie assunzioni di ferro del 70% per assicurarsi sempre un approvvigionamento costante ed adeguato a mantenere un’ottima prestazione.

CICLO MESTRUALE ED ENERGIA

Si devono tenere in considerazione, inoltre, le variazioni a carico del metabolismo energetico dovute alle fluttuazioni ormonali favorite dal ciclo mestruale. Proprio per questo, nei momenti in cui il progesterone evidenzia le concentrazioni più alte si vede un risparmio del catabolismo proteico a favore dell’ossidazione lipidica. Durante la fase luteale, invece, si denota una diminuzione nell’uso del glicogeno rispetto a quella follicolare. 

Non di meno, durante il ciclo mestruale si verificano delle fluttuazioni della temperatura interna dell’organismo con effetti diretti sulla termoregolazione e il bilancio idrico, obbligando a rivedere la strategia di reidratazione durante l’esercizio.

UN APPROCCIO PERSONALIZZATO

Si evince quindi come i diversi stati ormonali della donna, influenzati a volte anche da fattori esogeni come i contraccettivi, richiedono un’analisi più accurata delle necessità energetiche dell’organismo portando a delineare un programma nutrizionale più complicato rispetto a quello dell’uomo. Nella donna più che in altre categorie risulta quindi fondamentale un approccio completamente personalizzato della nutrizione sportiva per mantenere sempre costanti le performance e preservare il proprio stato di salute, soprattutto durante l’accrescimento, dove assunzioni inadeguate di nutrienti possono favorire l’insorgenza di gravi patologie nel lungo termine.

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