La presenza di alcuni metalli come ferro, rame e zinco all’interno degli alimenti è naturale. Essi sono altresì micronutrienti essenziali per molti processi metabolici all’interno del nostro organismo. Ma ci sono altri elementi che possiamo ritrovare in diversi prodotti, sia animali che vegetali, la cui presenza può risultare tossica per il nostro stato di salute. Essi sono i metalli pesanti e oggi ci teniamo a fare alcune considerazioni in merito a questi prodotti, le cui attuali concentrazioni a tavola sono mero frutto dell’era moderna.

Dove si trovano e quale approccio tenere nei loro confronti?

Sono considerati metalli pesanti il cadmio, il mercurio, il piombo, lo zinco e l’arsenico. Sebbene quest’ultimo non possa rientrare nella stessa categoria dei primi, presenta alcune caratteristiche simili. Non di meno lo zinco, importante per molte reazioni enzimatiche, può risultare tossico se assunto in quantità eccessive. La contaminazione degli alimenti da parte di questi elementi inizia dal suolo con  grani e cereali  tra le specie più soggette ad accumuli seguite in ordine dalle verdure a foglie, dalla frutta, dai tuberi e dai pesci. Quest’ultimi inoltre rappresentano dei validi indicatori di salubrità di un determinato ecosistema. Le fonti di contaminazione derivano dall’uso di acque reflue industriali e cittadine per l’irrigazione delle campagne, in particolare nei paesi in via di sviluppo, all’utilizzo intensivo di fertilizzanti e pesticidi, ampiamente impiegati nei paesi sviluppati, fino alla movimentazione dei metalli dal suolo stesso tramite processi di escavazione a scopi minerari ed energetici.

Le specie vegetali assorbono questi metalli dal terreno tramite le radici fino ad accumularli negli apici superiori della pianta. Questi elementi interferiscono con i processi anabolici associati alla fotosintesi clorofilliana influenzando negativamente la produzione di carboidrati, nonché con le reazioni enzimatiche di formazione delle proteine. Non di meno, l’apporto di metalli pesanti tramite i fertilizzanti diminuisce il contenuto di vitamine, rendendo l’alimento finale nutrizionalmente poco valido.

Gli effetti negativi che questi elementi hanno sul nostro organismo sono diversi: dall’attacco al sistema nervoso da parte del piombo ad un rischio cancerogeno aumentato associato con l’esposizione all’arsenico. I loro effetti non sono immediati, ma la conseguenza ad un’esposizione cronica prolungata nel tempo, il cui accumulo porta all’insorgere di diverse patologie con il passare degli anni. Ed è a causa di questo subdolo meccanismo che molte volte non viene data la giusta importanza a questo fattore di rischio. In tutto ciò i bambini, per la loro fisiologia, risultano i soggetti più vulnerabili. Sebbene ci sia una stretta regolamentazione relativa alle concentrazioni massime tollerabili all’interno di un alimento, questa varia tra le diverse comunità economiche. Il nostro consiglio è di verificare sempre per quanto possibile la provenienza del prodotto acquistato, il luogo di coltivazione e di pesca, nonché quello di trasformazione.

Inoltre, un’ottima prevenzione si basa sulla scelta di una dieta diversificata: assumere con assidua frequenza sempre gli stessi gruppi alimentari può portare ad un accumulo precoce di metalli pesanti. È indispensabile non soffermarsi di continuo sui soliti alimenti! Bisogna prestare altresì attenzione agli utensili utilizzati in cucina e al materiale di cui sono fatti: alcuni potrebbero rilasciare micro particelle nell’alimento in fase di cottura, soprattutto se usurati. La protezione del suolo e dell’ambiente sono il presupposto fondamentale per una sana alimentazione e non devono essere violentati per il mero profitto economico.

L’informazione e la formazione sono il punto di partenza per un’adeguata prevenzione: chiedi al tuo nutrizionista per avere maggiori informazioni.

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