Spesso sentite parlare di dieta personalizzata: ma come funziona e quanto un piano alimentare può essere veramente personalizzato? A questo proposito ci viene in aiuto la nutrigenetica, che attraverso l’analisi di determinati geni e varianti, è in grado di valutare la nostra sensibilità verso specifici nutrienti e molecole presenti negli alimenti di tutti i giorni.

Il test genetico è rapido, non invasivo e alla portata di tutti. Si procede con il prelievo di alcune cellule dall’ interno guancia, effettuato strofinando un piccolo scovolino, simile ad un cotton fioc, all’ interno della bocca. In seguito, le cellule raccolte vengono disciolte all’ interno di un liquido appositamente studiato per mantenerne intatte le caratteristiche durante il tragitto verso il laboratorio. Qui, tramite un’analisi bio-molecolare, vengono analizzati i nostri geni e le relative varianti, coinvolti nel metabolismo di macro, micro nutrienti e molecole presenti negli alimenti di tutti i giorni.

A differenza di altre tipologie di esame, il test genetico non indica la presenza o assenza di intolleranze o sensibilità alimentari: esso valuta invece la predisposizione. Una volta a conoscenza di quest’ultima, è possibile agire sulle componenti ambientali, come la dieta, per prevenire l’insorgenza di disturbi e patologie legate all’ assunzione di un determinato ingrediente.

Un’intolleranza fra tutte quelle analizzate è quella per il lattosio. Un individuo che presenta una predisposizione medio-alta potrà incorrere nello sviluppo della relativa intolleranza se nella sua dieta sono presenti ingenti quantità di latticini. Al contrario, se le assunzioni dei derivati del latte vengono mantenute sotto controllo, l’intolleranza può non svilupparsi anche per diversi anni.

Gli ambiti di indagine sono molteplici, dalle sensibilità verso molecole come la caffeina e l’istamina, alle intolleranze alimentari fino all’ analisi del metabolismo di macro e micronutrienti. Ed è proprio riguardo quest’ultima indagine che si evince come una dieta personalizzata possa essere possibile tramite un test genetico. Le linee guida attuali indicano un fabbisogno giornaliero di carboidrati compreso tra il 50% e il 60%, di proteine tra il 10% e il 15% e di grassi tra il 25% e il 35%. Questi apporti possono andare bene per molti ma non per tutti. La determinazione di una sensibilità verso un macronutriente piuttosto che un altro può portarci ad una correzione di queste assunzioni che di conseguenza ci aiuterà nel controllo del peso.

Similmente, l’analisi dei geni coinvolti con il metabolismo di alcuni micronutrienti come la vitamina C e D e il calcio, ci indicano eventuali sensibilità alterate che possono portare a carenze, che in alcune persone come gli sportivi, possono influenzare negativamente la prestazione atletica.

I campi di indagine pocanzi elencanti vogliono essere solo un esempio riassuntivo di un elenco molto più ampio. Inoltre, per l’atleta che voglia definire l’allenamento più adatto ai suoi obiettivi e prevenire traumi sportivi, l’analisi genetica va oltre, valutando i geni coinvolti nell’ esercizio fisico come per esempio la risposta infiammatoria, la capacità di recupero e il danno muscolare.

Ecco quindi che la nutrigenetica risulta un potente strumento a disposizione del paziente per redigere, insieme ad un professionista della nutrizione, una strategia alimentare completamente incentrata sulle esigenze fisio-metaboliche del singolo, portando a risultati più rapidi e precisi.

Questo tipo di analisi viene svolta una tantum nel corso della vita: il nostro DNA non cambia con il passare del tempo. Il test genetico risulta quindi un’ottima possibilità per creare qualcosa di veramente personalizzato, adatto alle nostre esigenze ed ai nostri obiettivi.

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