Numerosi sono gli sportivi soggetti a crampi muscolari durante lo svolgimento di uno sport. Questo impedimento a livello degli arti influisce pesantemente sulla prestazione in allenamento e può comportare in alcuni casi, il ritiro dell’atleta dall’ evento agonistico. Come si può fare quindi per evitarne o quanto meno ritardarne l’insorgenza? Il concetto chiave è “saperli gestire” nella maniera più appropriata. Il crampo muscolare infatti deriva dalla convergenza di diversi fattori ambientali e genetici che, se uniti insieme, creano un effetto sinergico potenziandone l’insorgenza e la conseguente impossibilità di muovere correttamente l’arto.

Diversi sono i sali minerali coinvolti nella contrazione del muscolo scheletrico, tutti oggetto di approfonditi studi di ricerca per individuare il micronutriente chiave nella cura e prevenzione del crampo muscolare. All’ inizio si è data importanza al ruolo di magnesio e potassio. In seguito, molta attenzione è stata rivolta al calcio, essendo coinvolto direttamente nel meccanismo di contrazione cellulare. Quindi si è visto che l’entrata all’ interno della cellula di quest’ultimo è permessa dal sodio, senza il quale, il calcio, non può partecipare attivamente alla creazione del movimento. Ora si stanno esplorando altri minerali come il cromo o elementi in tracce per chiarire lo specifico ruolo di ognuno di essi all’ interno di questo complesso meccanismo. E noi, come possiamo agire?

Il presupposto fondamentale da cui partire è un’adeguata idratazione prima, durante e dopo lo svolgimento di un esercizio fisico. Essa, se opportunamente fatta, conduce ad un status elettrochimico che permette alle nostre cellule muscolari di funzionare correttamente senza intoppi. Questo delicato equilibrio deve essere mantenuto per tutta la durata dell’attività e bisogna garantire, non solo le giuste concentrazioni dei singoli sali, ma anche i rapporti che esistono tra loro. È assodato infatti che lo stato di idratazione non è influenzato solamente dalla quantità del singolo sale ma anche e soprattutto dalle proporzioni tra i diversi minerali presenti, che non svolgono lavoro in singolo ma interagiscono attivamente tra loro. Va da se che alcuni di essi in proporzioni sbagliate rispetto alla controparte possono portare ad uno sbilanciamento di questo equilibrio. Il concetto “di più è meglio” è il modo migliore per favorire la disidratazione Non di meno, il crampo muscolare è influenzato dall’ intensità di lavoro e dallo stato di allenamento del muscolo stesso: un atleta che mantiene un ritmo superiore a quello per cui è allenato incorrerà più facilmente nell’ insorgenza di questo dolore muscolare. L’ effetto è aumentato dalla compresenza di un gesto atletico errato che non garantisce un movimento fluido dell’arto.

Infine, la genetica occupa anch’ essa un ruolo preponderante: atleti predisposti geneticamente alla formazione del crampo muscolare devono prestare più attenzione rispetto a corridori la cui predisposizione genetica è lieve.

L’esperienza sul campo può aiutare lo sportivo a riconoscere i primi sintomi di insorgenza del crampo muscolare e quindi ad agire di conseguenza adattando il proprio ritmo e tecnica di corsa in modo da gestire la situazione senza farla arrivare al culmine. Un’attenta strategia di reidratazione in gara, infine, è indispensabile per garantire alle nostre cellule tutti i componenti di cui hanno bisogno per girare al massimo limitando l’influenza degli altri fattori ambientali.

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