Infortunio: la gestione nutrizionale – parte 2

FREQUENZA DI INFORTUNIO

L’infortunio nello sport fa parte del gioco. Sebbene esso ha una frequenza più rilevante nella popolazione compresa tra i 20 e i 24 anni, dovuta ad un’intensità di allenamento maggiore, una nutrizione non adeguata ai propri fabbisogni plastici ed energetici aumenta l’insorgenza di traumi e infortuni acuti in tutti gli sportivi, indipendentemente dall’età e dal grado di esperienza.

Come si può gestire al meglio questa situazione per non perdere il lavoro fatto fino a quel punto?

LA GUARIGIONE

L’infortunio si divide in due stadi distinti e consecutivi tra loro, che richiedono un approccio diversificato dal punto di vista nutrizionale per poter tornare sul campo quanto prima: la guarigione e il recupero.

La guarigione richiede solitamente un periodo di immobilizzazione parziale o totale dall’attività fisica. Sebbene, sorge spontanea l’idea di ridurre le proprie assunzioni caloriche per evitare di ingrassare, la situazione è molto più complessa. Già pochi minuti dopo il trauma, il metabolismo inizia i processi fisiologici di riparazione dei tessuti, con un aumento del dispendio energetico dal 15% al 50%. Non di meno, inizia un lento processo di insulino-resistenza unito all’insorgenza di una resistenza anabolica che, a volte, non viene contrastata nemmeno dall’assunzione di proteine in dosi massicce. Il catabolismo proteico, protagonista indiscusso di questa fase, risulta ulteriormente aumentato dalla diminuita disponibilità del glicogeno muscolare. Lo sportivo è inoltre, indotto all’utilizzo di integratori, multivitaminici e FANS (farmaci anti-infiammatori non steroidei) per la riduzione del proprio stato infiammatorio, che risulta notevolmente aumentato. La riduzione di quest’ultimo porta all’inibizione dei segnali cellulari adibiti alla stimolazione della guarigione, ritardandone significativamente gli effetti.

IL RECUPERO

Nella fase di recupero, la ripresa della sintesi proteica unita ad un’intensità di lavoro via via più crescente, influenza notevolmente il dispendio energetico. Questo è ancor più evidente nel caso dell’utilizzo delle stampelle, con un aumento fino a tre volte della spesa per la deambulazione.

I 3 PUNTI CRITICI

Si evince quindi come stato infiammatorio, dispendio energetico e quota proteica sono i caposaldi su cui lavorare per ritrovare le proprie performance nel minor tempo possibile. La spesa energetica deve essere attentamente valutata già nei primi istanti dopo l’infortunio, valutando la sede e la tipologia di tessuti/organi coinvolti. La riduzione delle calorie potrebbe non essere così grande quanto ci si aspetta. La quota proteica deve essere aumentata, con un apporto maggiore di leucina. Ma attenzione al timing di assunzione e alla tipologia di proteina: ogni momento della giornata ha la sua proteina, in una quantità ben definita, per lo specifico tipo di trauma.

Attenzione quindi allo stato infiammatorio: esso è indispensabile per un’ottima guarigione. L’assunzione di FANS, omega-3 e multivitaminici potrebbero sortire l’effetto opposto, ritardando notevolmente i tempi di recupero. Si ribadisce l’importanza della vitamina D, non solo per i traumi all’apparato scheletrico: essa interviene pesantemente in tutti i processi di guarigione.

CURARE LA MENTE

Infine, non dimenticare il lato psicologico. Un recupero senza ansia né stress è fondamentale per ritrovare le proprie prestazioni.

LA PREVENZIONE

Un’accurata indagine nutrizionale è indispensabile per un decorso rapido e ottimale della guarigione e della riabilitazione. Non di meno, un monitoraggio costante della propria composizione corporea tramite BIVA durante l’allenamento e la stagione agonistica risulta utile per comparare le variazioni che incorrono in seguito ad un infortunio.

La prevenzione di quest’ultimo parte sempre da un’adeguata alimentazione e una conoscenza approfondita del proprio corpo.

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