Una corretta idratazione è il presupposto fondamentale per mantenere costante la prestazione sportiva durante l’evento agonistico. Questo è ancor più importante in competizioni di ultraendurance nelle quali il tempo passato in gara nonché lo sforzo fisico intrapreso sono notevolmente aumentati.

Ma come è possibile mantenere un adeguato equilibrio elettrolitico durante questo tipo di competizioni?

L’evento di ultraendurance è caratterizzato da distanze superiori agli 80 Km a volte finanche a superare i 300 Km. Non di meno il tempo necessario a concludere questo tipo di prova, le caratteristiche intrinseche del tracciato di gara, la possibilità limitata di approvvigionamento e di carico delle provviste, nonché la continua variabilità delle condizioni meteo mettono a dura prova il metabolismo dello sportivo, influenzando significativamente lo stato di idratazione. A questo proposito ci teniamo a riassumere in tre punti chiave alcune considerazioni a riguardo.

Il primo riguarda una corretta assunzione di liquidi: essa deve essere sufficiente a colmare le perdite ma non eccessiva a causare iperidratazione e quindi iponatremia, quest’ultima caratterizzata da una diluizione eccessiva dei sali ematici con un perturbamento dell’equilibrio elettrolitico all’interno del sangue. Si dovrà preferire un’assunzione “ad libitum” e seguendo lo stimolo della sete, adeguata per ottimizzare le scorte idriche in proprio possesso e per prevenire un apporto eccessivo che può altresì influenzare l’economia di corsa a causa dell’aumento di massa e favorire l’insorgenza di disturbi gastrointestinali conseguenti all’ingente quantità di liquidi che raggiungono il nostro intestino.

Come secondo punto si dovranno monitorare le assunzioni di sodio. Questo minerale è fondamentale per garantire una corretta idratazione, tuttavia un carico eccessivo nei giorni precedenti la gara come il giorno stesso della competizione non è necessario e tantomeno previene la disidratazione. La durata di queste competizioni favorisce lo sviluppo della cosiddetta “fatica indotta dal gusto” che porta l’atleta a consumare alimenti naturalmente ricchi di sale ai ristori di gara. Quest’ultimi differiscono inoltre per qualità e varietà degli alimenti a disposizione rispetto a competizioni di più breve durata.

Ultimo punto a cui prestare attenzione è la perdita di massa che avviene in seguito alla disidratazione. Il canonico valore del 2% non può essere considerato un indicatore adeguato in questo tipo di competizioni, nelle quali l’esperienza pregressa dell’atleta, l’intensità di lavoro e la tecnica di corsa sono tutti fattori che influiscono significativamente sulla prestazione finale. In molte gare si è visto atleti d’elitè raggiungere una perdita di massa del 9% non stando in uno stato di disidratazione. Al contrario, in molti sportivi con poca esperienza si è visto un aumento di massa, con conseguente diminuzione del ritmo di corsa, un tempo maggiore di permanenza in gara e un rischio elevato di sviluppo di iponatremia.

L’idratazione è un fattore che non si può trascurare a livello agonistico e proprio a causa della diversità delle varie discipline sportive, una strategia idrica adeguata è fondamentale per affrontare tutte le insidie presenti in alcune competizioni particolari come quelle di ultraendurance.

La consulenza presso un professionista del settore può aiutarvi a tamponare in maniera corretta tutte le variabili che influiscono sul vostro equilibrio elettrolitico in questo genere di eventi.

Paternoster N, Baggio E and Pelosi E. Personalized hydratation status in endurance and ultra-endurance: A review. Med. J. Nutrition Metab. (2020), 13, 3:197-214; DOI: 10.3233/MNM-200434.

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