Cibi ultra processati: cambiamo discorso!

CONSIDERAZIONI INIZIALI

L’aumento costante del rischio cardiovascolare e delle patologie ad esso associate hanno portato l’opinione pubblica a puntare il dito verso gli alimenti ultra processati. Ma questo termine viene troppe volte considerato un mero prodotto dell’industria escludendo dal discorso la preparazione casalinga degli alimenti. Non di meno, viene spesso legittimata l’assunzione di questi alimenti in presenza di un’attività fisica costante. Ma è tutto vero o abbiamo letto solo una faccia della medaglia?

NON SOLO QUALITA’ DEGLI INGREDIENTI

Si deve porre l’attenzione che non solo la tipologia di ingredienti presenti in un tale alimento, ma anche il modo in cui essi vengono processati nel loro insieme, influisce sulle caratteristiche del prodotto finale. Non di meno, il packaging, spesso trascurato dal consumatore, può apportare pesanti modifiche all’alimento, tramite la migrazione di prodotti tossici dall’involucro di contenimento alla matrice organica del prodotto, fino ad un’alterazione delle stesse proprietà nutrizionali. Un esempio pratico è rappresentato dall’insalata in busta nonché dalle verdure confezionate: sebbene esse rappresentano un prodotto integro, senza aggiunta di altre sostanze esterne, il solo fatto di rimanere sigillate all’interno di un contenitore stagno in atmosfera controllata porta ad un azzeramento quasi totale delle loro proprietà nutrizionali, rendendone l’assunzione inutile per la salute metabolica del nostro organismo.

ATTENZIONE IN CUCINA

Queste modifiche non sono isolate però ai soli prodotti dell’industria ma insorgono anche durante le preparazioni culinarie nella cucina di casa e al modo in cui poi vengono stoccate all’interno del frigorifero.

IL PARADOSSO “BIO”

Ci teniamo, inoltre, a ricordare come il grado di processamento di un alimento è direttamente proporzionale all’insorgenza di disturbi gastrointestinali, con sintomi sovrapponibili a quelli della sindrome da intestino irritabile. A questo proposito si crea il relativo paradosso, nel quale una persona, pur mangiando solo “Bio” , trascura il grado di processamento al quale possono essere sottoposti questi alimenti, favorendo uno stato metabolico del tutto simile a prodotti coltivati con metodi più gravosi.

GLI INTEGRATORI SPORTIVI

Una costante attività fisica, specie se svolta ad alta intensità, è in grado di contrastare in parte l’effetto dei cibi ultra processati. Quest’ultimi sono ben rappresentati dagli integratori sportivi, prodotti alimentari ad alta densità energetica e ricchi di ingredienti sintetizzati ed estratti a livello industriale e non riconoscibili come alimenti veri e propri in natura. Sebbene, il loro uso aiuta a sostenere la prestazione atletica, un’assunzione scorretta al di fuori della competizione sportiva può favorire un’intolleranza metabolica che si ripercuote successivamente durante l’evento agonistico, con un decremento significativo delle performance.

IL TERMINE INTEGRALE

La soluzione a tutto ciò è semplice e si traduce nell’espressione “mangia integrale”. Ma prima di catapultarsi in cucina, invitiamo il lettore ad approfondire la conoscenza del termine tramite un saggio uso del dizionario italiano. Mangiare integrale significa assumere alimenti integri di tutte le loro parti, minimamente o per nulla processati, sia in cucina che a livello dell’industria.

LA DOMANDA DA PORSI

Prima di acquistare un prodotto la domanda da farsi è semplice: questo alimento lo posso ritrovare così com’è in natura? Se no, a quali processi fisici è stato sottoposto e come essi hanno influenzato la sua qualità? Non lasciamoci influenzare dalla dicitura integrale presente in etichetta, la quale mostra solamente un lato della medaglia.

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